Empty Walls

Farid Rahimi. A cura di Davide Ferri.

 

 

Empty Walls è il titolo della mostra personale di Farid Rahimi alla Galleria Marcolini e include una serie di quadri e lavori su carta che l’artista ha realizzato dal 2014 a oggi: un’indagine sulle potenzialità della spazialità in pittura, basata su un’improvvisazione controllata e sulla ripetizione di un unico soggetto, che può diventare, in alcuni casi, sfuggente e impalpabile.

 

Il tema o motivo al centro del lavoro, ripetuto e variato incessantemente, è dunque un angolo formato da due pareti, “una lieve depressione”, per usare una definizione dell’artista, che può suggerire un’ipotesi di spazio quando non proprio la presenza a vere e proprie stanze: un’immagine scarna, essenziale, mai troppo definita e definitiva.
Ogni dipinto sembra il risultato di un incontro (o di un combattimento) tra forze contrastanti: una più assertiva definisce la possibilità di un ambiente; un’altra complica e frammenta la rappresentazione, manifestandosi attraverso tremolii, cancellature, esitazioni e pentimenti.
Così può accadere che la disposizione di alcuni elementi (per lo più aperture, porte e finestre) sovvertano l’essenziale costruzione prospettica che organizza l’immagine, sfuggendo all’organicità della visione; che l’immagine della parete si moltiplichi dando vita a un’atmosfera densa, cioè a complesse sovrapposizioni e stratificazioni capaci di contaminarsi a vicenda; che l’angolo sia coperto da linee e campiture che ne cancellano la presenza; che l’angolo sia un centro energetico e non uno spazio concreto; che la stanza si apra su un paesaggio potenzialmente sconfinato (una porzione di azzurro) o si chiuda in rettangoli neri che fanno retrocedere lo sguardo verso il primo piano; che alcune campiture o forme irriconducibili al reale si dispongano su un piano “di superficie” attenuando la profondità dello spazio pittorico; che tratti e pennellate “asignificanti e di sensazione” (Deleuze) facciano virare alcuni dipinti verso l’astrazione.

 

Empty Walls include anche una serie di foto recenti (immagini che risultano dalla sovrapposizione di centinaia di scatti allo stesso paesaggio da punti di vista leggermente diversi) che fa da contrappunto al lavoro pittorico e anche, idealmente, ai video/film degli esordi, basati sul tentativo di appropriarsi di un paesaggio attraverso uno sguardo multiplo, movimentato, vibratile, incerto: “più l’immagine è imperfetta”, ha affermato l’artista in un’intervista di qualche anno fa, “più rispecchia la sua naturale predisposizione ad apparire e a rivelarsi.”

 

Farid Rahimi è nato a Losanna nel 1974 e vive a Milano.

Attraverso l’utilizzo di differenti media, dal video alla pittura, dal disegno alla fotografia, la sua ricerca esprime un costante interesse verso il paesaggio come luogo mentale di sperimentazione. Il tentativo di compiere esperimenti così come la sospensione durante la contemplazione di un’immagine sono elementi che spesso ritornano in quadri, disegni, video e suoni. Ogni singola opera, infatti, potrebbe essere il tentativo di mettere a fuoco un paesaggio, di fissarne un dettaglio: naturale, urbano, emotivo.

Farid Rahimi ha tenuto mostre personali in gallerie come Studio Guenzani (Milano, 2006), Zero…, (Milano, 2007), Fabio Tiboni (Bologna, 2009) e spazi indipendenti come MARS (Milano, 2011) e CLER (Milano, 2018). Ha partecipato a numerose collettive in Italia e all’estero. Nel 2005 ha curato l’edizione italiana del libro “Bruce Nauman. Inventa e muori”, ed. A+M Bookstore e Gian Enzo Sperone.