Flumina

Roberto Ghezzi. Premio Ora per la Galleria Marcolini.

Scrive Adorno: la riproduzione del bello naturale è una tautologia che mentre oggettualizza la manifestazione, contemporaneamente la elimina. Ciò che nella natura si manifesta viene derubato, tramite il suo raddoppio nell’arte, proprio di quell’essere in sé di cui l’esperienza della natura si sazia .

Tuttavia l’irriproducibilità della natura non è un dato ontologico, ma storico: è oggi a non essere più rappresentabile. La ricerca di Roberto Ghezzi non si propone di rappresentare la natura, ne accetta l’irrappresentabilità instaurando con l’elemento naturale una relazione mimetica; è la natura che imprime il suo segno su un supporto che l’artista predispone, prepara, installa in un milieu naturale (prevalentemente fiumi e laghi) officiando in questo modo un’unione intima tra l’elemento e il supporto. E realizza questa unione senza un intervento proprio, senza gli strumenti del mestiere con cui la natura è stata per secoli rappresentata, ma cercando un rapporto diretto, di mimesi naturale appunto, di ripetizione di un segno che è natura, è rizoma non tracciato dall’artista ma da colture di cianobatteri, alghe, protisti, licheni acquatici, rizoidi. Il segno che questi organismi tracciano sul supporto è una forma curiosa e inaspettata di bellezza naturale che corrisponde alla bellezza delle forme spontanee della natura, come la ragnatela, la corolla, il foliage, e non è rappresentazione, segno umano.

Le opere in questo modo create sono dette Naturografie in sono scritture di natura, impressione spontanea di segni capaci di configurare un’estetica della natura, un micro paesaggio capace di restituire una natura più autentica di quella antropizzata dei parchi e dei giardini, inurbata in spazi dedicati, in luoghi in cui simulacri della natura sono destinati a turisti e voyeur. Superando le grandi innovazioni novecentesche che l’arte ha operato sul concetto di paesaggio (e sul paesaggio stesso), quindi andando oltre la Land Art — che prevedeva un’irruzione dell’artista nel paesaggio con effetti decostruttivi sulle logiche sociali che ne avevano determinato i criteri di abitabilità e fruibilità — la pratica naturografica intende testimoniare l’esistenza della natura nel momento terminale della sua storia, nella fase storica in cui la natura volge al termine, ridotta a segmento del processo produttivo, della catena alimentare industrializzata, di un tempo libero fatto di coazioni a fruire insensatamente spiagge e parchi. Le naturografie sono pertanto quello che resta dopo tutto questo, documento e testimonianza di un arcano naturale nel momento che precede la sua estinzione.

I luoghi di installazione sono selezionati in base a caratteristiche dell’ambiente. Ogni supporto, al momento della posa, viene geolocalizzato e monitorato periodicamente, ne viene filmata e fotografata l’evoluzione. Alcuni dei supporti installati vengono prelevati (circa 1 su 4), e fissati con resine e antiossidanti o in qualche modo cristallizzati in contenitori di vetro o plexiglass così da preservarne le condizioni al momento del prelievo.

Roberto Ghezzi è nato a Cortona. Si perfeziona all’Accademia delle Belle Arti Di Firenze. Espone, a  partire dagli anni Novanta, in Italia ed all’estero in sedi pubbliche e spazi privati. Ha vinto il Premio ORA 2016, il Premio Art App Artist Contest 2017 e il Premio Residenza Artista ArteamCup 2018. Ha effettuato inoltre residenze artistiche  in molti luoghi selvaggi del pianeta tra cui Italia, Svizzera, Alaska, Islanda Sudafrica. Dopo i primi esperimenti condotti nei luoghi a lui familiari (Cortona, Arezzo, Umbria e tutto il Centro Italia), Roberto ha portato la sua ricerca in molti luoghi remoti del pianeta come Alaska, Islanda e Sudafrica. Dagli anni 2000 ad oggi ha installato più di 1000 supporti tra Italia ed estero, molti dei quali ancora in fase di creazione o totalmente riassorbiti dall’ambiente nel quale erano stati installati.
www.robertoghezzi.it

Adorno writes: the reproduction of natural beauty is a tautology that while objectivizing the manifestation, simultaneously eliminates it. What in nature manifests itself is robbed, through its doubling in art, precisely of that being in itself of which the experience of nature is satisfied.

However, the irreproducibility of nature is not an ontological but historical fact: today it is no longer representative. Roberto Ghezzi’s research does not propose to represent nature, it accepts its unrepresentability by establishing a mimetic relationship with the natural element; it is nature that impresses its mark on a support that the artist predisposes, prepares, installs in a natural milieu (mainly rivers and lakes), thus officiating an intimate union between the element and the support. And it realizes this union without an intervention of its own, without the tools of the trade with which nature has been represented for centuries, but looking for a direct relationship, of natural mimicry appoint, of repetition of a sign that is nature, is rhizome not traced by artist but from cultures of cyanobacteria, algae, protists, aquatic lichens, rhizoids. The sign that these organisms trace on the support is a curious and unexpected form of natural beauty that corresponds to the beauty of spontaneous forms of nature, such as spiderweb, corolla, foliage, and it is not representation, human sign.

The works created in this way are called Naturografie in nature’s writings, spontaneous impression of signs capable of configuring an aesthetic of nature, a micro landscape capable of restoring a more authentic nature than the anthropized nature of parks and gardens, urbanized in spaces dedicated, in places where simulacra of nature are intended for tourists and voyeurs. Overcoming the great innovations of the twentieth century that art has worked on the concept of landscape (and the landscape itself), then going beyond the Land Art – which involved an artist’s break in the landscape with deconstructive effects on the social logic that had determined the criteria of habitability and usability – the naturographic practice intends to testify to the existence of nature in the terminal moment of its history, in the historical phase in which nature turns to the end, reduced to a segment of the production process, of the industrialized food chain, of the past free fact of compulsions to sensibly enjoy beaches and parks. The naturographs are therefore what remains after all this, document and testimony of a natural arcane in the moment that precedes its extinction.

Installation locations are selected based on environmental characteristics. Each support, at the time of installation, is geolocated and periodically monitored, and its evolution is filmed and photographed. Some of the installed supports are taken (about 1 in 4), and fixed with resins and antioxidants or somehow crystallized in glass or plexiglass containers so as to preserve the conditions at the time of collection.

Roberto Ghezzi was born in Cortona. He perfected at the Accademia delle Belle Arti in Florence. He exhibited, starting in the Nineties, in Italy and abroad in public offices and private spaces. He won the 2016 ORA Award, the Art App Artist Contest Award 2017 and the Artist Artist Award ArteamCup 2018. He has also made artistic residencies in many wild places on the planet including Italy, Switzerland, Alaska, Iceland South Africa. After the first experiments conducted in places familiar to him (Cortona, Arezzo, Umbria and all of Central Italy), Roberto has brought his research to many remote places on the planet such as Alaska, Iceland and South Africa. From the years 2000 to today has installed more than 1000 media between Italy and abroad, many of which are still being created or totally reabsorbed from the environment in which they were installed.
www.robertoghezzi.it