La carta e il territorio

una mostra personale di Elena Hamerski
 

 Piante merdicinali e velonse della flora italiana, Schinus Molle L., pastelli, carbone e olio di lino su carta, 101x170cm, 2016

Piante medicinali e velenonse della flora italiana, Schinus Molle L., pastelli, carbone e olio di lino su carta, 101x170cm, 2016

 

«Il mio interesse è di lunghissima data, è una delle
cose più autentiche del libro. Le carte Michelin
sono bellissime, senza pari al mondo, e continuano
a migliorare, le ultime sono sublimi. Da bambino
guardavo in continuazione le cartine geografiche
e cercavo di indovinare, a seconda della posizione
della città, se la gente di quel villaggio fosse felice
o no».

Michel Houellebecq

 

«New worlds, old worlds, other worlds. Maps make worlds we can never see. Elena Hamerski plays with what is out there only if we can take it away, carry it back, put it on a wall or in a draw. As the philosopher of science Bruno Latour once observed, mathematicians can no more grasp an image of infinity than you or I can: what they grasp is the image of infinity: a little figure of “8” laid on its side. So it is with maps. The world does not exist until it is charted, measured, drawn, described and then carried back to those places where it can be contemplated in tranquillity. The map is authoritative, depictive, unquestionable. It is the territory itself. And even when there was nothing to map but “terrae icognitae” or “Green Seas of Darkness” these, too, were labelled, measured, described and provided with impossible inhabitants – “mapped”. In Elena Hamerski’s startling images the maps are maps of uncertainty itself, bewilderment set in humdrum spaces. Stripped of the certainty of projection, they have become troubling scraps of paper hanging from a book-shelf, or propped against books whose titles we cannot see: the jarring image before the silent word – inverted, crumpled, shredded and re-composed, displaced and with significant pieces missing (or are those gaps, in fact, lakes or inland seas?): impossible oceans with impossible islands, or merely, the possibility of an island».

Anthony Pagden
Distinguished Professor of Political Science, UCLA

 
 

La carta e il territorio è il titolo di un romanzo di Michel Houellebecq pubblicato nel 2010, la storia, tra le altre, di un uomo ossessionato da carte Michelin, che lui fotografa e colleziona nel tentativo di ridurre il territorio, tutto il territorio, il territorio-mondo, ad un’astrazione leggibile, ad una carta-mondo più interessante del territorio. Nel romanzo leggiamo questo:

«…aveva attaccato fianco a fianco una foto satellitare scattata nei dintorni del Ballon de Guebwiller e l’ingrandimento di una carta Michelin “Départements” della stessa zona. Il contrasto era sorprendente: mentre la foto satellitare lasciava apparire solo una mescolanza di verdi più o meno uniformi disseminata di vaghe macchie blu, la carta sviluppava un’affascinante intrico di provinciali, di strade pittoresche, di punti di vista, di foreste, di laghi e di colli. Sopra i due ingrandimenti, in maiuscole nere, figurava il titolo della mostra: ‘LA CARTA È PIU’ INTERESSANTE DEL TERRITORIO’».
La mostra personale di Elena Hamerski alla Galleria Marcolini analizza questi due elementi, carta e territorio, nel tentativo di mostrare due modi di descrivere la possibilità di una relazione con il mondo. Il territorio è rappresentato dai suoi oggetti elettivi, piante, fiori, che l’artista rappresenta su carta cercando una nuova relazione con il canone dell’erbario e della collezione botanica, estetizzando e inscenando un theatrum florae in cui il pigmento (pictura) cancella, fino a renderla illeggibile, la subscriptio, la ‘lettera’ della descrizione naturalistica. La carta, l’equivalente della cartina Michelin nel romanzo di Houllebecq, esprime invece il fallimento di ogni tentativo di rappresentare in maniera completa e comprensiva un territorio: per quanto ‘interessante’, la carta evoca il dilemma della rappresentazione, della rappresentabilità del territorio-mondo, e per questo viene decostruita attraverso la sua distruzione e il riassemblaggio dei suoi frammenti, a comporre una nuova carta, completamente inutile al viaggiatore, ma capace di annunciare per specula un mondo senza-territorio, un non-territorio che richiama le isole e le terre dei grandi utopisti. Si tratta di carte-mondo approssimative ed epistemologicamente infelici, attraverso le quali Elena Hamerski evoca il lavoro per tentativi, con effetti grotteschi e pseudo-rappresentativi, dei primi cartografi, i primi uomini a negoziare la distinzione tra rappresentazione e realtà, tra carta e territorio.